Due ore al giorno e poi Facebook e Instagram si spengono. Dalla mezzanotte alle sei del mattino, invece, niente social e durante le ore di scuola le notifiche resteranno silenziose.
Negli Stati Uniti sta per cambiare radicalmente il rapporto tra adolescenti e social network. Meta ha raggiunto uno storico accordo con quasi tutti gli Stati americani per chiudere le cause nelle quali il colosso guidato da Mark Zuckerberg era accusato di aver progettato Facebook e Instagram con caratteristiche capaci di favorire un utilizzo compulsivo tra bambini e adolescenti. Un’intesa dal valore potenziale di circa 18 miliardi di dollari, destinata a produrre effetti per dieci anni e che introduce alcune delle limitazioni più importanti mai applicate ai social utilizzati dai minorenni. Meta non ha ammesso alcuna responsabilità, ma ha accettato di modificare profondamente l’esperienza degli utenti under 18.
Massimo due ore tra Facebook e Instagram
La novità più evidente riguarda il tempo trascorso davanti allo schermo.
Per gli adolescenti scatterà automaticamente un limite di due ore complessive al giorno tra Facebook e Instagram. Non due ore per ciascuna applicazione: il tempo trascorso sulle due piattaforme verrà sommato.
Meta prevede inoltre di individuare eventuali account multipli riconducibili allo stesso ragazzo, proprio per impedire che sia sufficiente creare un secondo profilo per aggirare il limite.
Una volta raggiunte le due ore, l’accesso verrà bloccato. Per eliminare la restrizione sarà necessaria l’autorizzazione di un genitore.
Durante la giornata arriveranno anche degli avvisi: dopo periodi continuativi di utilizzo e al raggiungimento di determinate soglie, il social ricorderà al ragazzo quanto tempo sta trascorrendo sulla piattaforma.
Da mezzanotte alle 6 social bloccati
Ancora più netta la scelta per le ore notturne. Per gli account dei minorenni Facebook e Instagram saranno bloccati automaticamente dalla mezzanotte alle 6 del mattino. Niente Reel sotto le coperte, niente Stories e niente scorrimento infinito del feed nel cuore della notte.
Durante l’orario scolastico scatterà invece una sorta di “modalità scuola”: dalle 8 alle 15 la maggior parte delle notifiche push verrà automaticamente silenziata, con alcune eccezioni, tra cui quelle relative alla sicurezza dell’account e i messaggi diretti.
Più controlli per scoprire chi mente sull’età
Uno dei problemi più difficili da affrontare resta quello dell’età dichiarata dagli utenti.
I social sono già formalmente vietati agli under 13, ma basta indicare una data di nascita falsa per aggirare facilmente il divieto. Meta si è impegnata a investire maggiormente nei sistemi di verifica dell’età per individuare sia i profili appartenenti a bambini che non dovrebbero essere iscritti sia quelli di adolescenti registrati come maggiorenni.
Le nuove impostazioni comprenderanno anche altre protezioni automatiche: tra queste, la possibilità di nascondere il numero dei “like” e delle reazioni e ulteriori limitazioni ad alcuni filtri estetici.
La partita potrebbe però essere molto più grande di Facebook e Instagram. L’accordo contiene infatti un meccanismo destinato a esercitare pressione anche sui principali concorrenti di Meta.
Se TikTok e YouTube accetteranno misure analoghe, le restrizioni potrebbero diventare ancora più severe e il limite potrebbe arrivare fino a un’ora al giorno, insieme a un’estensione delle limitazioni notturne. Una parte consistente dell’importo economico dell’accordo – circa 5,3 miliardi di dollari – è legata proprio all’eventuale adesione dei due concorrenti a misure analoghe. Meta ha già invitato pubblicamente TikTok e YouTube a seguire la stessa strada.
Una svolta che non chiude il dibattito
Non tutti, però, considerano sufficiente l’accordo.
Florida e New Mexico non hanno aderito all’intesa e restano aperte altre controversie. Inoltre alcune organizzazioni che si occupano della tutela dei minori sostengono che le nuove regole non intervengano abbastanza profondamente sul modello di funzionamento delle piattaforme e sui meccanismi di raccomandazione dei contenuti.
Resta soprattutto un interrogativo che va ben oltre le aule dei tribunali americani. Per anni la responsabilità dell’utilizzo dei social da parte dei ragazzi è stata affidata quasi esclusivamente alle famiglie: controllare il telefono, stabilire gli orari, verificare i contenuti.
Il caso americano introduce invece un principio differente: anche chi costruisce una piattaforma utilizzata da milioni di bambini e adolescenti deve assumersi una parte della responsabilità di come quella piattaforma viene utilizzata.
Ed è probabilmente questo l’aspetto destinato a lasciare il segno più profondo. Perché dopo un accordo da miliardi di dollari che stabilisce limiti giornalieri, blocchi notturni e controlli sull’età, diventa molto più difficile continuare a considerare il tempo trascorso dai giovanissimi sui social soltanto una questione privata tra genitori e figli.
La domanda, adesso, si sposta inevitabilmente anche in Europa e in Italia: quanto tempo davanti ai social siamo disposti a considerare normale per un adolescente?




