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Preservare l’autenticità della musica tradizionale, due giorni di studio organizzati dal Conservatorio di Musica Tchaikovsky

Catanzaro, cuore pulsante del Mediterraneo, è un intreccio di culture che si esprimono attraverso le armonie che diventano musiche tradizionali da studiare, sentire, vivere e tramandare. Catanzaro, per due giorni, è stato crocevia di incontri, suoni e riflessioni sulle musiche tradizionali che entrano nella didattica dei Conservatori. In che modo una cultura nata all’interno di una civiltà orale, come quella contadina, può essere protagonista dell’insegnamento accademico, dove invece vige da sempre il rigore della scrittura? Per discuterne sono arrivati da tutta Italia e da tutta Europa, riscoprendo prima di tutto il piacere di suonare insieme.

Il convegno sul tema “Le musiche tradizionali nei conservatori: problematiche e prospettive” è stato organizzato dal Conservatorio di Musica Tchaikovsky, diretto da Valentina Currenti, nell’ambito della progettazione finanziata dal PNRR.

La seconda giornata, sabato 25 gennaio, è stata caratterizzata dall’apertura di una tavola rotonda sul tema “Le tradizioni contemporanee: approcci, orientamenti, partecipazione”. Tra i momenti salienti, la tavola rotonda moderata da Sergio Bonanzinga, con la partecipazione di studiosi come Serena Facci (Università di Roma Tor Vergata), Ignazio Macchiarella (Università di Cagliari), Guido Raschieri (Università di Trento), Fulvia Caruso (Università di Pavia) e Nico Staiti (Università di Bologna).

“La tavola rotonda è stata molto intensa e ci ha permesso di esplorare come insegnare la musica di tradizione orale in un contesto accademico – ha tirato le somme Bonanzinga -. La musica orale ha una natura personalizzata e un’identità culturale forte, ma non sempre il confine tra tradizione orale e scrittura musicale è netto, come si vede in alcune tradizioni extraeuropee. L’introduzione di queste tradizioni nei conservatori italiani rappresenta una grande opportunità, non solo per esplorare il passato, ma anche per imparare tecniche e repertori legati alla cultura popolare, coinvolgendo anche la creatività. Un esempio interessante è quello delle chitarre battenti, che sono state modificate per accompagnare il canto o esibirsi come soliste, recuperando repertori delle chitarre barocche. L’insegnamento di questi strumenti deve essere inserito in un percorso che permetta agli studenti di approfondire anche la diversità culturale e storica. Credo che questo processo stia già avvenendo al Conservatorio di Catanzaro, dove ho visto materiali tradizionali e strumenti musicali calabresi che raccontano storie importanti per la nostra contemporaneità”.

Un interessante dibattito è stato “costruito” anche attorno alla presentazione di un’anteprima di quella che sarà la Casa della Musica, affidata a Nicola Carvello, Francesco Silipo e Angelo Maggio, rispettivamente filmmaker, sound designer e fotografo. La Casa della Musica è una struttura che consentirà a Catanzaro di archiviare e conservare non solo gli strumenti tradizionali della musica etnica, ma anche tutte le produzioni musicali attualmente disponibili. Il progetto, finanziato al Conservatorio come capofila di un ampio partenariato a livello nazionale, ha come obiettivo generale l’internazionalizzazione della produzione formativa, musicale e artistica dell’istituzione.

Nel pomeriggio, interventi di rilievo includeranno Kirill Kuzmin, del programma Aga Khan Music (Egitto), con “Aga Khan Music Programme – Safeguarding the Future of Musical Past”, e Vincenzo Gagliani, del Conservatorio Tchaikovsky, con “Tradizione, tecnologia e didattica: il caso della World Music Academy”. La pausa musicale, dedicata alle composizioni per la chitarra battente, è stata affidata ai bravissimi allievi del Conservatorio: Luca Bersaglieri, Giuseppe Braccio, Marcello De Carolis e Valerio Frezza.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda sulle “Esperienze italiane a confronto”, coordinata da Antonio Spaccarotella, con rappresentanti di diversi conservatori italiani: Francesco Magarò (Conservatorio di Campobasso), Roberto Milleddu (Conservatorio di Cagliari), Paola Brazan (Conservatorio di Castelfranco Veneto), Daniela Geria (Conservatorio di Cosenza), Innocenzo De Gaudio (Conservatorio di Cosenza) e Maurizio Rolli (Conservatorio di Pescara).

“Per lungo tempo, la musica popolare è stata poco considerata dalla musica classica, specialmente in Italia. L’etnomusicologia ha circa un secolo di vita e, inizialmente, è stata ostacolata dal pregiudizio verso le tradizioni delle classi sociali più basse. La musica popolare, con le sue specifiche accordature e scale, è complessa e diversa dalla musica accademica, tanto che è stato necessario sviluppare uno studio ad hoc per comprenderla – ha concluso Danilo Gatto, direttore del Dipartimento di Musiche Tradizionali e docente di Etnomusicologia al Conservatorio “Tchaikovsky” di Catanzaro -. Nonostante l’idea diffusa che questa musica sia semplice, chi la insegna sa quanto sia complessa. Il nostro obiettivo è inquadrare scientificamente la musica popolare, evitando di ridurla a un semplice prodotto ‘etnico’, come spesso accade nei festival. La nostra sfida è preservare l’autenticità di questa musica e inserirla nel contesto accademico, affinché venga compresa e valorizzata per il suo vero valore culturale e artistico”.

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