“Non più soltanto centri di salute mentale, non più prestazioni sanitarie frammentate o trattamenti clinici che considerano la persona un semplice paziente da riabilitare, ma una presa in carico globale, personalizzata e centrata sull’approccio bio-psico-sociale che restituisce dignità, attitudini, competenze, desideri, autodeterminazione e il pieno diritto di essere un cittadino protagonista della propria vita. Con l’avvio della rete dei Centri Polivalenti abbattiamo un muro storico e manteniamo una promessa solenne fatta alle famiglie calabresi”.
Con queste parole l’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, ha aperto questa mattina presso la Sala Verde della Cittadella Regionale a Catanzaro la conferenza stampa di presentazione di “Centri Aperti. Vite Libere.”, la misura strategica che segna una svolta nelle politiche sociali della Calabria e ufficializza la pubblicazione dell’avviso pubblico sul portale Calabria Europa per l’avvio e il potenziamento di 20 Centri Polivalenti in tutta la regione.
All’incontro, promosso e presieduto dall’assessore Straface, hanno relazionato al tavolo dei lavori Iole Fantozzi, dirigente generale del Dipartimento per l’Inclusione sociale, Maria Gabriella Rizzo, dirigente del Settore Disabilità e non Autosufficienza, e il dottor Giuseppe Geraci dell’assistenza tecnica, che ha supportato la strutturazione dei bandi. L’assessore Straface ha espresso loro un sentito ringraziamento, per la sensibilità, l’umanità e l’imponente lavoro svolto in perfetta sinergia.
In sala hanno preso parte ai lavori il consigliere regionale Daniela Iiriti, il dirigente del Dipartimento Salute, Francesco Lucia, la presidente della FISH Calabria Nunzia Coppedè, insieme ai rappresentanti degli Ambiti Territoriali Sociali, delle Aziende Sanitarie Provinciali, dei Comuni, degli Enti del Terzo Settore, delle associazioni, agli operatori, alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
La misura, che nasce da un impegno solenne assunto dall’assessore insieme al Presidente della Regione Roberto Occhiuto con le associazioni dei genitori, mette in campo una dotazione finanziaria imponente che supera i 10,3 milioni di euro. L’obiettivo primario è garantire equità di accesso e prossimità ai servizi su tutto il territorio calabrese attraverso 20 macroaree corrispondenti ai Distretti sociosanitari: i Comuni capofila avranno il compito di coinvolgere capillarmente anche i centri più piccoli e le comunità delle aree interne dell’entroterra per annullare le distanze e azzerare ogni diseguaglianza.
I nuovi Centri Polivalenti sono ideati per rispondere prioritariamente ai bisogni della fascia d’età tra i 16 e i 40 anni, colmando quel vuoto drammatico che si apre con la fine della scuola dell’obbligo e il passaggio dalla Neuropsichiatria infantile ai servizi per l’età adulta, momento in cui la disabilità è finita storicamente per ricadere esclusivamente sulle spalle delle famiglie e nell’isolamento domestico. La vera sfida del progetto risiede nell’integrazione socio-sanitaria reale tra tutti gli attori della comunità: le ASP garantiranno l’apporto del personale sanitario per le aree abilitative e riabilitative, mentre gli Ambiti Territoriali Sociali, in co-progettazione con il Terzo Settore, attiveranno percorsi per le autonomie abitative, orientamento pre-lavorativo, attività sportive, artistiche, teatrali e informatiche, percorsi di parent training e risposte concrete di sollievo per i caregiver, oltre a partnership con istituti professionali, Centri per l’Impiego, enti di formazione, oratori, musei e impianti sportivi.
Le strutture saranno spazi semiresidenziali aperti e non ghetti o luoghi di ricovero passivo, offrendo sostegno e serenità ai caregiver e ai nuclei familiari. “Vogliamo superare per sempre un modello rigido in cui le famiglie dovevano combattere battaglie solitarie contro la burocrazia e dipendere dalle proprie possibilità economiche per garantire un diritto: da oggi sono i servizi a muoversi verso i cittadini e non viceversa – ha sottolineato l’assessore Pasqualina Straface –. Un ragazzo con autismo o neurodivergenza non è la sua diagnosi e non può essere confinato in una dimensione esclusivamente clinica. Conosciamo il carico quotidiano dei genitori e quella domanda che attanaglia la loro vita: ‘Che cosa accadrà a mio figlio quando io non potrò più occuparmene?’. A questo interrogativo le istituzioni non possono rispondere soltanto quando diventa un’emergenza, ma devono costruire risposte molto prima, aiutando le persone ad acquisire competenze, autonomia e dignità. ‘Centri aperti’ significa strutture spalancate allo sport, alla cultura, al volontariato e alla comunità; ‘Vite libere’ significa misurare il successo di questa politica non solo dalle risorse stanziate, ma dal coraggio di progettare e fare innovazione da parte degli Ambiti Territoriali, delle Aziende Sanitarie, dei Comuni e del Terzo Settore: costruiamo insieme risposte personalizzate per capire quante persone saranno realmente uscite dall’isolamento, conquistando un percorso di autonomia, partecipazione e futuro”.




