Riunione della commissione anti ‘ndrangheta, Polimeni: “Destinare i beni confiscati anche alle vittime”

La possibilità di destinare i beni confiscati anche alle vittime della mafia e un ampio approfondimento sulle criticità di utilizzo degli immobili sono stati i due punti discussi dalla commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa presieduta da Marco Polimeni.
In particolare, la prima proposta è stata lanciata dalla vittima della mafia e testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, coraggioso imprenditore reggino che da oltre trent’anni conduce una battaglia contro il racket. Della sua esperienza, che l’ha portato più volte a subire danneggiamenti alla propria attività e a rischiare lui stesso la vita in un attentato, la commissione ha ricevuto una serie di significativi input. «Quando un imprenditore denuncia chi prova a chiedergli il pizzo, lo Stato in ogni sua articolazione deve fare il possibile per supportarlo concretamente, agevolandone l’attività lavorativa e rimuovendo ogni impedimento burocratico – ha sottolineato Polimeni -. La proposta di un eroe della lotta al racket come Bentivoglio, finalizzata alla destinazione dei beni confiscati anche alle vittime della mafia, va proprio in quella direzione e sarebbe anche una forma di giustizia sociale, da affiancare senza indugi».
Il secondo punto all’ordine del giorno, approfondito attraverso l’audizione di due rappresentanti dell’Ordine degli architetti della provincia di Catanzaro, la vicepresidente Antonella Rocca e la segretaria Roberta Aiello, ha preso in esame le criticità strutturali che incidono – in negativo – sulla possibilità di riconvertire i beni confiscati alla criminalità organizzata per finalità sociali.
«La Calabria è fra le Regioni che più investono sui beni confiscati sia per la loro riqualificazione che per abbatterli, ma in generale lungaggini e complicazioni burocratiche connesse alla natura abusiva di una parte di questi immobili, e le loro carenze tecnico-edilizie, rendono spesso impossibile, o comunque molto difficile, intervenire sulle strutture per renderle davvero utilizzabili», ha proseguito Polimeni: «Così un bene che potrebbe rappresentare un vero patrimonio della comunità diventa, purtroppo, un peso che grava sullo Stato. È su cortocircuiti come questo che anche la Regione può farsi interprete e promotrice di un cambiamento anche proponendo interventi normativi a livello nazionale. Il principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati deve essere effettivamente rispettato ricomponendo le “fratture” generate dalla criminalità organizzata in un contesto più ampio che armonizzi semplificazione amministrativa, tutela del paesaggio e dell’ambiente, interesse pubblico e sociale, coinvolgimento della collettività».

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