Soverato, donna aggredita da un branco di cinghiali: cresce l’allarme sicurezza

A Soverato ormai non è più chiaro chi sia l’ospite e chi il padrone di casa. Perché una donna che esce a passeggiare con i suoi cani dovrebbe incontrare il mare, il vento, magari qualche conoscente. Non un branco di cinghiali. E invece è successo. A pochi metri dalla propria abitazione la donna ha visto sbucare il branco all’improvviso con quell’andatura che non è né lenta né veloce ma inevitabile. Con molta probabilità c’erano anche i cuccioli. E quando ci sono i cuccioli la natura diventa politica: si difende il territorio, si difende la famiglia e si attacca prima ancora di capire.

La donna è caduta a terra, si è subito rialzata e ha iniziato a correre, gridando, con i cani al seguito, mentre dietro il branco avanzava. Non è una scena di campagna, ma  il centro di una cittadina dove fino a qualche anno fa il problema più grande era trovare parcheggio in estate.

Le urla hanno fatto uscire i vicini, un cancello si apre, la donna entra ma il branco arriva e lo prende a testate. Non riconosce confini, la proprietà, il concetto stesso di città.

La scena è quasi simbolica: da una parte il ferro del cancello, dall’altra la forza della natura che lo colpisce. Dentro le persone trattengono il respiro, fuori il branco insiste. Finché arriva un’automobile, si avvicina, fa rumore, e gli animali si disperdono. Così, semplicemente. Come se nulla fosse.

Resta la paura della donna, resta lo stupore dei vicini e resta una domanda che aleggia sopra Soverato: quando è successo che i cinghiali hanno iniziato a frequentare le nostre strade come se fossero corsie preferenziali?

Perché la verità è che questo episodio non è una sorpresa. I cinghiali a Soverato si vedono da anni. Passeggiano tra giardini, parcheggi, cassonetti. Si muovono con una naturalezza quasi borghese, come se fossero parte del paesaggio urbano.

Il punto non è l’animale, che fa l’animale. Il punto siamo noi, che abbiamo trasformato la convivenza con la fauna selvatica in una specie di fatalismo amministrativo: li vediamo, li fotografiamo, li commentiamo sui social e poi aspettiamo che qualcuno trovi una soluzione.

Intanto però succedono episodi come questo. Una donna che corre per salvarsi, un cancello che resiste, un’automobile che arriva al momento giusto.

E la sensazione, sempre più diffusa, che tra la città e la natura il confine si sia ormai consumato. Non con un grande evento, non con un piano urbanistico sbagliato, ma lentamente, quasi in silenzio.

Finché un giorno esci a fare una passeggiata con il cane e scopri che la città non è più soltanto tua. © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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