Il progetto di valorizzazione dell’area spondale e di prolungamento del lungomare finisce davanti al TAR Calabria e accende lo scontro tra interesse pubblico e diritti dei privati. Uno degli interventi più ambiziosi e discussi messi in cantiere dall’amministrazione comunale, si ritrova ora al centro di un contenzioso che potrebbe incidere sui tempi e sugli equilibri dell’intera operazione.
A portare la vicenda davanti ai giudici amministrativi è stata una residente della zona, proprietaria di un terreno in via della Galleria. La donna ha impugnato l’ordinanza con cui il Settore 4, Lavori pubblici e Demanio, aveva disposto gli atti necessari all’avvio dei lavori, chiedendone l’annullamento e la sospensione dell’efficacia. Nel mirino del ricorso sono finiti, in particolare, l’ordinanza dirigenziale e il verbale di immissione in possesso con la redazione dello stato di consistenza dell’area interessata.
Secondo quanto chiarito dal Comune, si tratterebbe di un’occupazione temporanea indispensabile per consentire il passaggio dei mezzi di cantiere. Una misura tecnica, dunque, legata alle esigenze operative dell’intervento. Ma per la ricorrente quegli atti inciderebbero in maniera significativa sulla fruibilità della proprietà, con un rischio ben più grave: la possibile compromissione dell’accesso all’abitazione, anche in caso di emergenza. Un punto che ha assunto un peso determinante nella fase cautelare.
Il progetto, nelle intenzioni dell’Ente, punta alla riqualificazione dell’area fluviale, al potenziamento delle risorse idriche e alla creazione di un interporto urbano in una zona considerata strategica. L’obiettivo dichiarato è ridisegnare un’area ritenuta bisognosa di recupero e inserirla in un più ampio piano di rigenerazione urbana capace di cambiare il volto della città. Un intervento che guarda allo sviluppo e al rilancio, ma che proprio nelle modalità di avvio ha innescato il contenzioso.
Con due ordinanze, la seconda sezione del TAR Calabria non ha bloccato in via definitiva l’opera, ma ha imposto un passaggio chiave: il Comune dovrà riesaminare la vicenda, assicurando che lo svolgimento dei lavori non ostacoli in alcun modo l’accesso dei mezzi di soccorso all’abitazione della ricorrente. Una condizione precisa, che obbliga a un supplemento di valutazione tecnica e amministrativa e che mantiene aperta la partita.
La reazione di Palazzo di Città è stata immediata. La Giunta ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere la legittimità dell’azione amministrativa, ritenendo necessario garantire una difesa piena in un procedimento che potrebbe avere ripercussioni non solo sul cronoprogramma del cantiere, ma sull’intero impianto progettuale.
Intanto il dibattito politico e cittadino si infiamma. Da una parte c’è chi chiede di andare avanti senza esitazioni con un’opera ritenuta fondamentale per il rilancio dell’area; dall’altra chi richiama l’attenzione sulla tutela dei diritti dei proprietari coinvolti. In mezzo, un equilibrio delicato tra interesse collettivo e garanzie individuali.
La prossima tappa è fissata per il 14 ottobre, quando il TAR entrerà nel merito della questione. Fino ad allora, il futuro dell’area spondale resta sospeso tra carte bollate, relazioni tecniche e strategie difensive. Una vicenda che intreccia sviluppo urbano e diritti privati e che potrebbe segnare un passaggio decisivo per il volto futuro della città. © RIPRODUZIONE RISERVATA


