Ospedale di Soverato la sala parto non riaprirà? I dubbi del Pd


C’è anche l’ospedale di Soverato tra quelli visitati dal responsabile della sanità del Partito Democratico, che proprio nella cittadina ionica con i consiglieri Nicola Irto ed Ernesto Alecci ha fatto il punto sulla situazione del nosocomio del Basso Ionio alla fine di un tour che ha toccato anche i presidi di Serra San Bruno e Chiaravalle.  Il consigliere ed ex sindaco Alecci torna nella sua città e lo fa chiedendo a chiare lettere l’assunzione di nuovo personale. Tra i temi affrontati anche la riapertura del punto nascita su cui per la prima volta Alecci si dimostra poco ottimista. Toccando con mano la situazione del nuovo blocco operatorio emergono le gravi carenze che fanno presagire la mancanza di possibilità di attivare, in tempi brevi, il reparto. “Se Occhiuto ha realmente intenzione- commenta Alecci- di riaprire il punto nascita lo dimostri con fatti concreti, procedendo all’assunzione di personale che al suo interno dovrebbe operare. Nell’attuale situazione è evidente che non si può parlare di riaperture. Al momento all’interno del presidio esistono due blocchi operatori: il nuovo è dedicato ai reparti di chirurgia e ortopedia, ma per il punto nascita serve un blocco a se stante che deve però funzionare con medici e ostetriche che sono in numero insufficiente. Sappiamo che nelle intenzioni del generale Battistini c’è la riapertura del reparto, ma non sarà imminente”. Un problema questo non di poco conto che conferma i dubbi da sempre avanzati dai cittadini, orfani da anni di un blocco che possa permettere alle donne di tornare a partorire in città. I proclami di una riapertura fissata per il mese di novembre 2024 si schiantano contro le affermazioni di Alecci che descrive con franchezza la situazione dell’ospedale soveratese. “Dal punto di vista strutturale dei lavori che si stanno portando avanti- continua il consigliere regionale- abbiamo trovato una buona situazione, rimane però evidente il deficit di operatori socio sanitari e di personale infermieristico, oltre che medico. I medici cubani hanno tamponato la situazione in pronto soccorso, ma non in tutti i reparti. Inoltre vengono inseriti a rotazione con le difficoltà che comporta alternare professionisti con un limite linguistico, che non conferiscono stabilità ai reparti. La soluzione ai problemi non può essere questa”. Criticità che accomunano anche gli altri nosocomi, figli di un Dio minore rispetto ad altre strutture regionali. “Rimangono grosse criticità- spiega Sereni- nelle aree interne, nonostante lo sforzo enorme e le capacità degli operatori e delle operatrici. La più forte criticità è la mancanza di personale soprattutto nelle aree più disagiate. La soluzione dei medici cubani è stata una soluzione tampone, apprezzabile, ma non risolutiva dei problemi strutturali della sanità calabrese. Noi continueremo la battaglia per chiedere il miglioramento e la riqualificazione dei servizi che rispondano ai bisogni di salute per i cittadini e per aree che rischiano lo spopolamento”. Tra i temi quello del commissariamento ormai prolungato da anni che per gli esponenti pieddini non aiuta. Tra le condizioni per uscirne però c’è il riordino dei bilanci ancora lontano dall’essere concretizzato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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