Ombrelloni “subaffittati”, il caso scuote Soverato. Micò: “Una città non può vivere soltanto di chi arriva ad agosto”

Un ombrellone pagato per tre mesi, trovato occupato da altri bagnanti alle 17.30. La richiesta di spiegazioni e poi una discussione che, secondo la denuncia affidata ai social dai clienti, sarebbe degenerata tra insulti, minacce e spintoni, fino all’invito ad abbandonare lo stabilimento. È il caso esploso il 9 agosto in un lido di Soverato e diventato in poche ore terreno di un acceso dibattito cittadino. Tra le persone coinvolte anche il tenore originario di Satriano Lorenzo Papasodero, in vacanza in Calabria.

Secondo il racconto pubblicato sui social, non sarebbe stata neppure la prima volta che l’ombrellone, regolarmente noleggiato per l’intera stagione, veniva trovato occupato. Il 9 agosto i cinque ragazzi che lo stavano utilizzando avrebbero spiegato di essere stati invitati ad attendere fino alle 12.30-13: se entro quell’ora gli assegnatari non si fossero presentati, la postazione sarebbe stata resa disponibile. Da qui la protesta degli abbonati e la richiesta di chiarimenti al gestore, fino alla lite. Una ricostruzione che resta quella fornita dai clienti e sulla quale deve essere garantito il diritto di replica dello stabilimento.

Ma l’episodio ha acceso una miccia. Perché nelle ore successive sono emersi racconti e segnalazioni che suggerirebbero come la riassegnazione degli ombrelloni stagionali nelle ore di assenza degli abbonati potrebbe non rappresentare un caso isolato. Ed è proprio mentre a Soverato monta la discussione che il presidente della Pro Loco Mimmo Micò interviene per allargare l’obiettivo: dall’ombrellone conteso a un tema molto più grande, quello del modello turistico della città.

”In questi giorni -commenta il presidente della Pro Loco- si parla molto della vicenda degli ombrelloni e credo sia giusto partire da una considerazione che riguarda tutti noi.

Soverato è una città accogliente. I soveratesi sono persone accoglienti. Chi viene qui in vacanza, chi sceglie il nostro mare, le nostre spiagge, i nostri locali e la nostra città deve sentirsi ospite, non semplicemente cliente.

Per questo determinati comportamenti, qualora venissero confermati, non possono rappresentare Soverato né la stragrande maggioranza degli imprenditori e degli operatori che ogni giorno lavorano seriamente nel turismo. Fare impresa turistica non significa cercare di guadagnare il massimo possibile nei sessanta giorni d’estate. Significa costruire servizi, reputazione e fiducia, facendo in modo che chi arriva oggi abbia voglia di tornare domani.

Ma questa vicenda mi porta a una riflessione che va molto oltre gli ombrelloni e che considero decisamente più preoccupante.

Com’è possibile che a Soverato sia diventato così difficile trovare una casa in affitto per tutto l’anno?

È un paradosso per una città che nei restanti dieci mesi non ha certamente un problema di sovraffollamento abitativo. Eppure giovani coppie, famiglie e lavoratori che vorrebbero vivere a Soverato, se non possono permettersi di acquistare un’abitazione, spesso sono costretti a cercarla nei comuni limitrofi perché trovare un contratto di locazione annuale diventa estremamente difficile.

Ed è qui che il problema smette di essere privato e diventa collettivo. Perché quando una giovane coppia va a vivere altrove Soverato non perde semplicemente due potenziali inquilini. Perde due residenti.

Perde persone che avrebbero vissuto la città dodici mesi all’anno, frequentato le attività commerciali, utilizzato i servizi, contribuito all’economia locale e magari cresciuto qui i propri figli. E i numeri raccontano già una tendenza sulla quale dovremmo riflettere: all’inizio degli anni Duemila Soverato superava i 10.000 residenti; oggi siamo intorno agli 8.500.

Una perdita di circa 1.500 residenti in poco più di vent’anni non può essere considerata un dettaglio. Nel frattempo esiste un patrimonio immobiliare importante che, in molti casi, rimane inutilizzato per buona parte dell’anno in attesa dei mesi estivi, quando può produrre una rendita decisamente superiore.

Affittare la propria casa per l’estate è naturalmente una scelta legittima, se effettuata nel rispetto delle regole. Ma quando tante scelte individuali producono una scarsità di abitazioni disponibili per chi vorrebbe vivere stabilmente in città, allora dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che siamo davanti a un problema di interesse collettivo.

E c’è anche un’altra questione che prima o poi dovremo affrontare: il valore degli immobili. Prezzi elevati possono essere sostenuti finché esiste una domanda disposta a pagarli. Ma se diminuiscono i residenti, i giovani si trasferiscono altrove e diventa sempre più difficile costruire una famiglia e vivere stabilmente a Soverato, siamo davvero sicuri che questo modello possa sostenere nel lungo periodo gli attuali valori immobiliari?

Non vorrei che inseguendo la massima rendita possibile nei due mesi estivi finissimo per impoverire il valore economico e sociale della città negli altri dieci.

Quale Soverato vogliamo tra dieci o vent’anni?

Una città strapiena per sessanta giorni e progressivamente più vuota negli altri trecento? Oppure una città turistica capace di attrarre visitatori senza smettere di attrarre residenti? Non servono guerre contro i proprietari. Servono politiche intelligenti.

Agevolazioni fiscali locali per chi affitta tutto l’anno a canone concordato. Garanzie contro morosità e danni per incentivare i proprietari a scegliere la locazione annuale. Una vera borsa degli affitti. Incentivi per chi mette un’abitazione a disposizione di giovani coppie e nuovi residenti. E, parallelamente, controlli rigorosi affinché tutti rispettino le stesse regole.

Perché possiamo parlare quanto vogliamo di turismo, promozione e sviluppo, ma esiste una verità molto semplice: una città non può vivere soltanto di chi arriva ad agosto.
Deve mettere nelle condizioni di restare anche chi vorrebbe viverci tutto l’anno.

Soverato è accoglienza.

Facciamo in modo che continui ad esserlo non soltanto per chi viene in vacanza, ma anche per chi vorrebbe scegliere Soverato come casa”.

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