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L’EDITORIALE: Sole, alcol e minori abbandonati in auto: la dolce vita di Soverato. La movida è a un punto di non ritorno? 

A Soverato, mentre i DJ pompano hit estive a 120 decibel e i bicchieri si svuotano più in fretta dei programmi politici, i bambini piangono chiusi in auto, e i minorenni vanno in coma etilico a due passi dalla spiaggia. Nel giro di pochi giorni, nella stessa località balneare, abbiamo assistito a due episodi che hanno del surreale. Il primo ritrae una madre che lascia le sue bambine in macchina per andare in discoteca. Parcheggia, abbassa un finestrino, chiude la portiera e va via. A svegliare le coscienze e le forze dell’ordine il pianto disperato di una delle piccole, ascoltato da chi ancora usa le orecchie per qualcosa che non sia musica a palla. Arrivano i carabinieri, entrano nel locale e cercano la proprietaria dell’auto attraverso il mircrofono del vocalist la trovano e la denunciano.

Altro giro, altra corsa. Stesso contesto, stesso clima, ma protagonisti diversi: due ragazzi, entrambi minorenni, finiscono in ospedale per intossicazione acuta da alcol; uno a Catanzaro, l’altro a Soverato. Entrambi avevano bevuto troppo e troppo facilmente in un’altra nota discoteca della zona, dove pare che le regole si rispettino come gli autovelox in Formula 1. Il Questore di Catanzaro, che evidentemente preferisce fare il suo lavoro piuttosto che raccontarlo in conferenze stampa, mette i sigilli al locale per 10 giorni. La motivazione? Non si tratta di punire, ma di prevenire: quel locale è diventato un luogo dove la legge si aggira con la stessa facilità con cui si scavalca una fila al bar. Tre episodi documentati di somministrazione di alcolici a minorenni oltre le 03:00 del mattino e poi il provvedimento: chiusura per “pericolosità sociale”.

Parole pesanti, se usate con serietà, ma evidentemente necessarie. Perché la Calabria quella onesta, quella delle famiglie che educano e dei ragazzi che lavorano, non è questa. Questa è la Calabria dei “fate come vi pare”, dove il divertimento è anarchia, l’educazione un optional e la responsabilità un fastidio.

Il Prefetto Castrese De Rosa parla chiaro: “Chi rispetta le regole ha tutto da guadagnare, chi le viola sarà sanzionato. Saremo inflessibili.”  Basterà o la movida di Soverato è arrivata a un punto di non ritorno? 

Mentre gli adulti si ubriacano di menefreghismo e i bambini si addormentano tra le lamiere bollenti, a Soverato ci si chiede: quando abbiamo cominciato a scambiare la libertà con il disinteresse e il divertimento con la fuga da ogni responsabilità? 

Il problema non è la discoteca, ma l’idea che qualcuno si possa dimenticare di essere genitore per qualche ora e che la Politica possa pensare che tutto ciò non è affar suo. 

Le amministrazioni che basano la propria economia sulla “movida” dove guardano, quando accadono queste cose? Chi serve alcol ai minorenni, lo fa perché ci guadagna. E perché nessuno, per troppo tempo, gli ha chiesto conto. Ora, finalmente, qualcuno lo fa. Ma il prezzo lo hanno già pagato i ragazzi in ospedale e le bambine in lacrime.

L’essenza di ciò che stiamo diventando è in quel finestrino abbassato, in un gesto che sa di premura e nasconde disattenzione. 

Il Questore ha chiamato “pericolosità sociale” ciò che chiamiamo comunemente “movida”, se ha ragione le istituzioni dovrebbero intervenire, se ha torto dovrebbero avere il coraggio di dirlo. 

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