Un rigonfiamento alla base del collo, tra la settima vertebra cervicale e l’inizio del dorso. Per molti è solo un inestetismo, un dettaglio che altera il profilo e appesantisce la postura. Ma quella che comunemente viene definita “gobba del bisonte” può essere molto più di una semplice questione estetica. Si tratta di un accumulo adiposo localizzato in sede cervicale che, in alcuni casi, può rappresentare la spia di uno squilibrio metabolico o endocrino. Non sempre è solo grasso in eccesso dovuto a postura scorretta o sovrappeso, ma può essere associata a disfunzioni ormonali, alterazioni del cortisolo, problemi tiroidei o condizioni di insulino-resistenza. La valutazione, quindi, non può fermarsi allo specchio. Serve un approccio clinico che integri esame posturale, analisi della composizione corporea ed eventuali approfondimenti endocrinologici.
Ci aiuta a capire tutto per risolvere il problema il dottor Domenico Mammone direttore sanitario della MedCenter di Satriano medico chirurgo specializzato in medicina dello sport e fisiatria.
“La gobba del bisonte- spiega Mammone- può avere origini diverse. Una delle cause più frequenti è una postura scorretta, dovuta a uno squilibrio tra la muscolatura anteriore e quella posteriore del collo. Quando i muscoli anteriori prevalgono, il capo tende a protrarsi in avanti e il tratto cervicale si verticalizza. Per compensare questo assetto, le prime vertebre toraciche si bloccano posteriormente, creando un evidente scalino nella zona cervico-dorsale.
Anche l’obesità e l’aumento di peso possono contribuire alla comparsa del problema, poiché il grasso corporeo può accumularsi in aree insolite, compresa la parte alta della schiena. Esistono poi cause di natura ormonale, come la sindrome di Cushing, caratterizzata da un eccesso di cortisolo, che favorisce la deposizione di grasso in specifiche regioni del corpo. Un altro fattore da considerare è l’uso prolungato di corticosteroidi, farmaci che possono alterare la distribuzione del tessuto adiposo.
Infine, possono incidere fenomeni di irritazione delle radici nervose e problematiche vertebrali, come cervicobrachialgie e discopatie, che influenzano l’equilibrio biomeccanico della colonna.
Che ruolo ha la respirazione nella comparsa della gobba del bisonte?
“La respirazione- continua lo specialista- svolge un ruolo molto importante. Quando il diaframma, che è il principale muscolo respiratorio, non lavora correttamente, il corpo tende a coinvolgere in modo eccessivo i muscoli accessori del collo e della regione cervicale.
Questo meccanismo può provocare rigidità e limitazioni di movimento a livello dell’ultima vertebra cervicale, la C7, e delle prime vertebre dorsali, D1, D2 e D3. Nel tempo, questo blocco meccanico può favorire alterazioni dei tessuti, con aumento della fibrosità e dell’adiposità locale, contribuendo alla formazione della caratteristica prominenza nota come gobba del bisonte.
Come si può intervenire per ridurre o eliminare la gobba del bisonte?
“L’approccio terapeutico- si sottolinea- dipende dalla causa che ha determinato il problema. In molti casi è fondamentale adottare alcuni cambiamenti nello stile di vita, a partire da un controllo del peso corporeo attraverso un percorso graduale e monitorato. La fisioterapia rappresenta uno degli strumenti più efficaci. Tra i trattamenti più utilizzati troviamo la tecarterapia, utile per ridurre le tensioni muscolari e migliorare la circolazione locale, i massaggi associati a esercizi di allungamento della muscolatura cervicale e dorsale, e gli esercizi posturali finalizzati a ristabilire il corretto allineamento della colonna. Sono inoltre molto importanti gli esercizi respiratori, che aiutano a migliorare la funzionalità del diaframma, e quelli di rinforzo dei muscoli cervicali e dorsali, indispensabili per mantenere nel tempo i risultati ottenuti”.
Cosa fare quando la causa è legata a un problema medico specifico?
“In questi casi- spiega ancora Mammone- è fondamentale intervenire sulla causa scatenante. Se la gobba del bisonte è associata a terapie farmacologiche o a disturbi endocrini, il medico potrà valutare una modifica del trattamento o impostare un percorso terapeutico specifico per correggere lo squilibrio responsabile del problema”.
Esistono anche soluzioni di medicina estetica?
“Sì, nei casi in cui l’accumulo adiposo sia particolarmente localizzato e resistente ai trattamenti conservativi, è possibile ricorrere a procedure di medicina estetica e chirurgia mini-invasiva, come la liposuzione o la lipoaspirazione laser, sempre dopo un’attenta valutazione specialistica”.
Qual è il consiglio più importante per prevenire la gobba del bisonte?
“Il consiglio più semplice, ma spesso il più efficace, è imparare a correggere le posture scorrette che assumiamo quotidianamente. Prestare attenzione alla posizione del collo, delle spalle e della schiena durante il lavoro, lo studio o l’utilizzo di smartphone e computer può fare una grande differenza nel lungo periodo”.
Un messaggio finale per i lettori?
“La gobba del bisonte non deve essere considerata soltanto un problema estetico. In molti casi- conclude il direttore sanitario di Med Center rappresenta un segnale che il nostro corpo ci invia per indicare la presenza di alterazioni posturali, respiratorie, metaboliche o ormonali. Riconoscerne le cause e intervenire precocemente permette non solo di migliorare l’aspetto fisico, ma anche il benessere generale e la qualità della vita”.




