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Huaweigate, un soveratese tra gli indagati: la Procura federale belga apre un nuovo sviluppo nell’inchiesta

C’è anche un giovane originario di Soverato tra i nomi finiti nell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate, lo scandalo che sta scuotendo il Parlamento europeo. La Procura federale belga ha infatti notificato un invito a comparire per interrogatorio ad Andrea Maellare, trentenne della provincia di Catanzaro ed ex assistente parlamentare dell’eurodeputato di Forza Italia Fulvio Martusciello.

La convocazione arriva in un momento particolarmente delicato per lo stesso eurodeputato che nei prossimi giorni dovrà presentarsi davanti alla Commissione giuridica del Parlamento europeo, chiamata a esaminare la richiesta delle autorità giudiziarie belghe di revocare la sua immunità parlamentare nell’ambito dell’indagine.

Secondo quanto riferito da “Il Fatto Quotidiano”, la polizia federale belga ha convocato Maellare per un interrogatorio fissato per martedì mattina. Nell’atto notificato si precisa che il giovane sarà ascoltato “in qualità di sospettato” per una serie di reati ritenuti particolarmente gravi e punibili con la reclusione.

Tra le ipotesi di reato figurano associazione a delinquere, corruzione pubblica, falsificazione di documenti, utilizzo di atti falsi e riciclaggio di denaro.

Nel documento si specifica inoltre che, pur non essendo attualmente privato della libertà personale, la sua situazione potrebbe cambiare a seguito dell’interrogatorio. L’avviso chiarisce infatti che il pubblico ministero, “a seconda delle circostanze, può disporre l’arresto nell’ambito delle indagini”.

Per questo motivo le autorità belghe hanno invitato Maellare a presentarsi accompagnato da un avvocato, con la facoltà di rilasciare dichiarazioni, rispondere alle domande degli investigatori oppure avvalersi del diritto al silenzio.

La carriera politica di Maellare si è sviluppata all’interno di Forza Italia dove ha iniziato nelle organizzazioni giovanili fino a diventare coordinatore regionale di Forza Italia Giovani e vice delegato nazionale.

Nel  2019 uno stage con Martusciello di cui, dopo sette mesi di tirocinio, è diventato assistente parlamentare.

Il presunto sistema di tangenti legato a Huawei

L’indagine ruota attorno al presunto tentativo del colosso tecnologico cinese Huawei di influenzare il dibattito politico europeo sulle infrastrutture di telecomunicazione.

Lo scandalo è emerso pubblicamente nel 2025, quando la Procura federale belga ha disposto 21 perquisizioni tra Belgio, Portogallo e Francia. Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un presunto sistema di pagamenti illeciti destinati a lobbisti, assistenti parlamentari e, in alcuni casi, anche a eurodeputati.

In quegli anni diversi governi occidentali, spesso su pressione degli Stati Uniti, spingevano per escludere le aziende cinesi dallo sviluppo delle reti 5G europee per ragioni di sicurezza.

Secondo gli investigatori, alcuni intermediari legati a Huawei avrebbero cercato di contrastare questa linea politica sollecitando eurodeputati a prendere posizione a favore delle aziende cinesi, anche attraverso iniziative pubbliche e documenti indirizzati alle istituzioni europee. In una di queste iniziative si parlava esplicitamente di “razzismo tecnologico”.

Tra i documenti acquisiti dagli inquirenti figura anche una lettera inviata nel gennaio 2021 alla Commissione europea e firmata, tra gli altri, proprio da Martusciello.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’accordo avrebbe previsto un compenso di circa 15mila euro per l’autore del testo e 1.500 euro per ciascun eurodeputato cofirmatario.

Gli investigatori sostengono inoltre di aver individuato messaggi e tracce bancarie relative a trasferimenti di denaro provenienti da Huawei. Le somme sarebbero transitate attraverso due società,  una con sede in Belgio e una nel Regno Unito, per poi arrivare sui conti di alcuni assistenti parlamentari, chiudendo così quello che gli inquirenti definiscono un presunto “patto corruttivo”.

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