Il mare, come spesso accade, ha fatto il suo dovere. È arrivato, ha preso quello che voleva e se n’è andato. La burocrazia, invece, è rimasta. E a Soverato, dopo il ciclone Harry, è proprio lei il danno più resistente.
Anche la cittadina ionica, seppur meno colpita rispetto ad altri comuni della costa, ha dovuto fare i conti con mareggiate che hanno messo in ginocchio diversi lidi. Strutture danneggiate, arenili erosi, linee di costa mutate. Ma soprattutto una domanda che rimbalza da giorni tra imprenditori, tecnici e amministratori: chi può intervenire e quando? Il nodo è tutto lì: dal 31 dicembre le concessioni sono scadute. In attesa dei bandi per la loro riassegnazione, i concessionari uscenti si trovano in una terra di nessuno.
“Formalmente siamo custodi- spiega Salvatore Riccio, presidente dell’associazione dei balneari di Soverato e presidente del Consiglio comunale- ma dobbiamo capire se siamo titolati a effettuare interventi di riparazione e in quali tempi. Esiste una prospettiva di proroga fino al completamento delle procedure, ma potrà essere ufficializzata solo dopo l’emanazione dei bandi”. Nel frattempo, i danni sono lì, sotto gli occhi di tutti. E ogni giorno che passa li rende più costosi. “Il problema – continua Riccio – è stabilire se le spese sostenute per le riparazioni potranno essere inserite negli indennizzi dei cespiti. Nessuno oggi può dare una risposta certa”. Per questo, nelle ultime ore, si sono moltiplicati gli incontri tra Comune, tecnici ed esperti. L’obiettivo è uno solo: uscire dall’impasse.
La proposta avanzata dai balneari è chiara e pragmatica. “Abbiamo chiesto che venga fatta subito una ricognizione per certificare chi ha realmente subito danni-spiega ancora Riccio- solo per questi concessionari chiediamo che sia riconosciuta la possibilità di inserire le spese di riparazione negli indennizzi”. Ma Harry non ha colpito solo le strutture. Ha ridisegnato il litorale. In alcuni tratti, la spiaggia si è accorciata di oltre venti metri.
La storica “punta” di Soverato sembra scomparsa. “È ancora presto per capire se il cambiamento sia definitivo – avverte Riccio – ma se così fosse, sarà indispensabile pianificare interventi strutturali contro l’erosione costiera”. La mareggiata ha spostato enormi quantità di sabbia verso nord, mettendo in difficoltà realtà storiche come quelle all’altezza dei Circolo Velico. I pennelli di stabilizzazione hanno attenuato l’impatto in alcuni punti, ma non sono bastati a evitare la perdita di arenile. A differenza di Montepaone Lido, dove il mare è entrato diretto, Soverato ha retto meglio. Ma il prezzo pagato è comunque alto.
Ed è qui che la questione diventa politica, oltre che tecnica. “Siamo concessionari, ma allo stesso tempo non lo siamo più. Le concessioni sono scadute, la proroga non è ufficiale, i bandi non ci sono ancora. La mareggiata è avvenuta mentre nessuno era realmente titolare.
E allora: chi deve investire? Chi si assume la responsabilità?”. Il mare, intanto, non aspetta i bandi. E Soverato, ancora una volta, si scopre fragile, sospesa tra burocrazia e natura, con i balneari stretti in un limbo che rischia di trasformare un’emergenza climatica in un problema strutturale. © RIPRODUZIONE RISERVATA


