Dalla guerra lampo alla guerra di posizione. A Palazzo De Nobili la strategia dell’opposizione sembra essersi trasformata nel giro di pochi giorni: dopo l’annuncio a effetto della raccolta firme per le dimissioni contestuali, ora la partita si gioca sul filo delle trattative e delle attese.
L’obiettivo è chiaro: raggiungere quota 17 consiglieri dimissionari per determinare lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, con un anno e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale. Un’operazione politicamente dirompente, partita su impulso dei consiglieri di Azione e del centrodestra, ma che al momento non ha prodotto l’allargamento sperato.
La disponibilità alle dimissioni è stata sottoscritta da Luigi Levato, Francesco Assisi, Antonello Talerico, Alessandra Lobello, Sergio Costanzo, Francesco Passafaro, Francesco Scarpino, Gianni Parisi, Stefano Veraldi, Valerio Donato, Eugenio Riccio, Annachiara Verrengia, Emanuele Ciciarello e Lea Concolino. Una partenza sprint, che però non ha ancora trovato ulteriori adesioni tra quei consiglieri che avrebbero dovuto sciogliere le riserve.
La settimana appena iniziata si annuncia decisiva. Il 20 febbraio è la data cerchiata in rosso: entro allora il notaio dovrebbe avere in mano le firme necessarie per poter depositare l’atto in segreteria generale entro il 24. Ma il tempo stringe e il numero resta fermo.
Nel frattempo, nel centrodestra si è aperta una riflessione più ampia. I partiti, pur avendo espresso sostegno politico all’iniziativa a livello provinciale, non intendono assumersi la responsabilità di far cadere l’amministrazione senza avere già pronta un’alternativa credibile da offrire alla città. Il timore è quello di un salto nel buio.
Il ricordo del 2022, quando la coalizione si presentò al voto senza un candidato sindaco realmente condiviso, pesa ancora nelle valutazioni dei vertici regionali. La lezione, sostengono alcuni esponenti, è che non si può aprire una crisi senza aver prima costruito una proposta solida e riconoscibile. In assenza di un nome e di un progetto politico definito, il rischio è di consegnare la città all’incertezza.
In questo scenario interviene anche il movimento politico “Nuova Genesi”, che attraverso il presidente Bruno Gallo e il direttivo lancia un appello al dialogo. La proposta è quella di un incontro con tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, “per favorire un confronto orientato al bene comune”. L’obiettivo dichiarato è ritrovare un terreno condiviso capace di garantire stabilità, programmazione e prospettive concrete per Catanzaro.
Un invito che richiama alla responsabilità collettiva, in una fase in cui la tensione politica rischia di tradursi in paralisi amministrativa. Per “Nuova Genesi” è necessario anteporre l’interesse della città a ogni logica di schieramento, restituendo serenità istituzionale e dignità politica al capoluogo.
La sensazione è che la battaglia non sia affatto conclusa, ma che abbia cambiato ritmo. Non più l’ass


