Soverato, negato pure il premio di produttività ai medici del Pronto soccorso: una beffa per il personale in servizio

Non c’é pace nell’ospedale di Soverato e nella polemica generale per la mancanza di personale medico in tutti i reparti dalle piante organiche sottodimensionate, si inserisce quella che realizza un nuovo paradosso. Per i medici del reparto di Pronto Soccorso non ci sarà neppure il premio produttività. Una situazione vissuta come un’ingiustizia per l’unico reparto che non avrà il riconoscimento economico tra tutti quelli delle strutture ospedaliere di Soverato e Lamezia. Il motivo si legherebbe al mancato raggiungimento degli obiettivi, attestato contro il parere del personale in servizio che, tra turni massacranti e disponibilità di prestare servizio anche quando sarebbe più comodo andare in ferie, ha lavorato incessantemente negli anni oggetto di valutazione. Sono quelli compresi tra il 2019 e il 2020 quando, in piena pandemia, il reparto di urgenza di Soverato ha gestito circa 18 mila accessi all’anno. Oggi sono poco meno, a fronte di turni che vedono la presenza di un solo medico nelle ore diurne e soltanto due in quelle notturne con tutto ciò che ne consegue in termini di carico lavorativo e di stress.  Una condizione che merita di essere affrontata anche perché il riconoscimento economico (che si attesta in meno di una manciata di migliaia di euro) rischia di saltare anche per le annualità successive a quella del 2020, mantenendo in una lista nera il solo reparto di emergenza soveratese. Qualcosa da rivedere quindi nell’organizzazione di un servizio essenziale per l’intera provincia di Catanzaro per cui il nosocomio di Soverato è il primo punto di riferimento in ambito sanitario. E proprio mentre altrove si punta tutto sul potenziamento dei reparti di emergenza con maggiori investimenti di risorse umane ed economici, nella provincia di Catanzaro si vive un’altra realtà che non tiene conto del lavoro che il reparto è costretto a garantire con ancora più sacrificio nei mesi estivi. La promessa è di inserire nuovi innesti tra i medici che la Regione ha fatto arrivare da Cuba, ma non convince troppo chi individua la necessità di cercare una soluzione per tamponare la problematica nell’immediatezza. 

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