EDITORIALE: La promessa di Al Bano e il valore antico della parola data

Di questi tempi una promessa mantenuta rischia quasi di fare notizia. Soprattutto quando nessuno avrebbe potuto presentare il conto se fosse stata dimenticata. Nessun contratto, nessun impegno scritto, nessuna penale. Soltanto una frase pronunciata una sera d’estate, in una piazzetta di Stalettì, davanti a un gruppo di persone che probabilmente non immaginava neppure di poterla prendere sul serio: «Farò un concerto qui». A pronunciarla, però, era stato Al Bano. Era arrivato quasi per caso, durante un karaoke. Aveva preso il microfono, cantato tra la gente e trasformato una normale serata di paese in uno di quei piccoli avvenimenti destinati a essere raccontati a lungo. Poi quella promessa. Una frase che avrebbe potuto tranquillamente perdersi insieme all’ultima canzone e agli applausi. Un anno dopo, invece, Al Bano si è ricordato di Stalettì, è tornato e ha regalato una serata storica. Forse il concerto comincia davvero da qui, prima ancora che si accendano le luci del palco e partano le note dei successi che hanno attraversato generazioni. Comincia dalla decisione di considerare importante una parola data a un piccolo paese calabrese quando sarebbe stato facilissimo dimenticarla e lo ha fatto senza pretendere nulla.

In un tempo in cui siamo abituati a misurare persino la cultura attraverso cachet, incassi, presenze e ritorni d’immagine, un concerto regalato assume inevitabilmente un altro valore. Non perché il lavoro degli artisti non debba essere pagato, ma perché proprio per questo la scelta di rinunciare volontariamente a un compenso trasforma una prestazione in un gesto. Il paese ionico così per una sera non è stato semplicemente il luogo di un concerto: è  diventato il destinatario di una restituzione d’affetto. Dietro c’è certamente  il rapporto costruito negli anni con questo territorio, l’amicizia con Agazio Loiero, già presidente della Regione Calabria, che più volte ha ospitato il cantante pugliese, e c’è soprattutto qualcosa che non può essere organizzato da nessun cartellone estivo: il sentimento di appartenenza che può nascere anche lontano dal luogo in cui si è nati.

Al Bano sul palco ha cantato i suoi successi e alcune delle pagine più belle della musica italiana. Eppure la lezione più importante della serata è arrivata senza bisogno di spartito.

Ai ragazzi diciamo continuamente che devono essere responsabili, rispettare gli impegni, dare valore alla parola. Poi vivono in un mondo nel quale promesse, dichiarazioni e impegni vengono troppo spesso consumati con la stessa velocità con cui vengono pronunciati.

Questa volta è accaduto il contrario.

Un uomo avrebbe potuto dimenticare. Un artista avrebbe avuto mille ragioni per non tornare. Una celebrità avrebbe potuto considerare quella frase poco più di una cortesia rivolta alla folla.

Al Bano ha scelto invece di ricordare.

Ed è per questo che il concerto di Stalettì merita di essere raccontato anche quando le casse vengono spente, il palco smontato e la piazza torna alla sua quotidianità.

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