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Condannato per narcotraffico e usura: confiscati beni per circa 200 mila euro

I Finanzieri dei Comandi Provinciali di Firenze e Reggio Calabria, unitamente a personale dello S.C.I.C.O., hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, sulla base della normativa prevista dal cd. “Codice Antimafia”, divenuto definitivo sia per la parte relativa ai profili della misura personale (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni), sia per il profilo patrimoniale (confisca di beni per un valore complessivamente stimato in circa 200 mila euro) in capo ad un narcotrafficante e usuraio calabrese contiguo alla cosca della ‘Ndrangheta dei “Bellocco” di Rosarno (RC). 

Il patrimonio era già stato acquisito con una confisca, di primo e di secondo grado, disposta dalle Sezioni Misure di Prevenzione del Tribunale e della Corte d’Appello di Reggio Calabria, a conferma integrale che il patrimonio aziendale, direttamente e indirettamente nella disponibilità del predetto, comprensivo di un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa, tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie, fosse sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.

La figura criminale e la spiccata ininterrotta pericolosità sociale sia qualificata che generica del “proposto” sin dalla fine degli anni ‘90, era emersa in particolare – allo stato dei procedimenti in essere e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – nell’ambito delle operazioni denominate “Magma”, condotta dal G.I.C.O. di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica reggina, “Erba di Grace” e “Buenaventura”, eseguite dal G.I.C.O. di Firenze, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano.

In particolare, a seguito dell’operazione “Magma”, conclusasi nel mese di novembre 2019 con l’esecuzione di 45 provvedimenti cautelari, il soggetto è stato condannato a 20 anni di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Nell’ambito dell’operazione “Erba di Grace”, il “proposto” è stato condannato, con sentenza del GIP del Tribunale di Firenze del 2021, confermata poi dalla Corte d’Appello di Firenze nel 2022 in secondo grado, alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di traffico di stupefacenti commesso in provincia di Pistoia.

Infine, a valle dell’operazione “Buenaventura”, il “proposto” è stato condannato, in primo grado con il rito abbreviato, dal GUP del Tribunale di Firenze nel 2022 alla pena di 8 anni di reclusione per “reati contro la persona e contro il patrimonio”, ovvero per aver posto in essere manovre estorsive aggravate dal metodo mafioso funzionali al recupero di un credito usuraio accordato ad un imprenditore del senese attivo nel settore tessile, al quale aveva applicato tassi di interesse annuali che arrivavano fino a oltre il 66% su base annua.

In relazione alle risultanze delle attività di cui sopra, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, in stretta sinergia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, nel quadro delle attività finalizzate al contrasto degli interessi economico-imprenditoriali della criminalità organizzata, ha delegato i Nuclei di Polizia Economico Finanziaria – G.I.C.O. di Reggio Calabria e Firenze a svolgere apposita indagine anche di carattere economico – patrimoniale, finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato soggetto, di misure di prevenzione personali e patrimoniali. 

All’esito di tali accertamenti, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della locale Procura della Repubblica disponeva dapprima il sequestro e successivamente la confisca di primo grado dei beni del proposto.

Tale misura patrimoniale, su proposta della Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, veniva confermata anche in secondo grado dalla locale Corte d’Appello. 

All’esito dell’impugnazione del provvedimento emesso in quest’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dal “proposto” e dai “terzi interessati”, ritenendoli infondati e confermato integralmente la ricostruzione patrimoniale e le ulteriori osservazioni formulate dalla Guardia di Finanza.

L’attività di servizio in parola, nel sugellare il carattere risolutivo della confisca con l’acquisizione al patrimonio dello Stato dei beni e valori in precedenza accumulati tramite la conduzione di attività illecite, testimonia ancora una volta l’attenzione della Guardia di Finanza e dell’Autorità Giudiziaria che continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’obiettivo di restituire legalità e trasparenza al tessuto economico.

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