‘Laboratorio di idee sulla salute mentale’, Bruni: “Serve un cambio di paradigma”

“Non possiamo più permetterci di costruire risposte sanitarie su modelli superati, su schemi che appartengono a un tempo che non esiste più. Dobbiamo partire dai bisogni reali delle persone, soprattutto dei giovani, e avere il coraggio di ripensare l’intero impianto della salute mentale alla luce dei cambiamenti profondi che attraversano la nostra società.”
È il messaggio forte e chiaro lanciato dalla consigliera regionale Amalia Bruni, intervenuta nel corso del ‘Laboratorio di idee sulla salute mentale’, tenutosi oggi a Reggio Calabria, con la partecipazione di esperti, operatori e rappresentanti delle istituzioni e del Terzo Settore.

Bruni, da sempre impegnata sul fronte delle politiche sanitarie, ha denunciato con chiarezza le carenze strutturali che penalizzano il sistema calabrese, a partire dalla carenza di personale nei servizi psichiatrici territoriali, fino alla mancanza di una rete realmente integrata tra sanitario e sociale. “Non basta garantire l’accesso alle cure – ha dichiarato –. Dobbiamo garantire la qualità dell’ascolto, la presa in carico globale, la continuità assistenziale. Questo vale per tutti, ma diventa drammaticamente urgente se pensiamo alla salute mentale dei giovani, oggi in sofferenza profonda, spesso invisibile, troppo spesso ignorata”.

I dati, ha spiegato, parlano chiaro: aumentano i disturbi mentali in età adolescenziale, aumentano i segnali di disagio, ma i servizi restano fermi, rigidi, poco permeabili alle nuove esigenze. “I giovani ci chiedono un’alleanza vera, non risposte standardizzate. Ecco perché serve un nuovo patto tra istituzioni, famiglie, scuola e territorio”.

Un passaggio importante del suo intervento ha riguardato la ricerca, non solo come chiave per comprendere meglio le patologie e migliorare le terapie, ma anche come strumento per progettare e sperimentare nuovi modelli sanitari. “La ricerca, se sostenuta e integrata nella programmazione sanitaria, può aiutarci a costruire modelli innovativi di cura, più vicini alla persona, più flessibili e sostenibili. Le sperimentazioni sanitarie non devono essere un’eccezione: devono diventare una leva per il cambiamento strutturale del nostro sistema regionale.”

In questo senso, la consigliera ha lanciato anche una riflessione sulla necessità di investire nella formazione degli operatori, non solo in termini tecnici ma soprattutto umani, relazionali, comunicativi. “Serve una cultura nuova della cura, che metta al centro la persona e la sua storia, e non solo la diagnosi.”

Tra i punti critici affrontati, anche quello della doppia diagnosi, ovvero la coesistenza di disturbo psichico e dipendenza: un ambito ancora troppo marginale nelle politiche pubbliche, ma che riguarda una fascia altamente vulnerabile della popolazione, spesso esclusa dai percorsi tradizionali. “È un fronte che va affrontato con coraggio e innovazione, costruendo percorsi personalizzati, multidisciplinari, davvero capaci di includere.”

Infine, Bruni ha posto l’accento sulla necessità di combattere lo stigma sociale legato alla malattia mentale: “La salute mentale riguarda tutti. Parlare di disagio, di ansia, di depressione, non deve essere un tabù. Dobbiamo portare questi temi fuori dalle stanze chiuse e renderli parte di un dibattito pubblico serio, responsabile, generativo.”

“Voglio continuare a portare queste battaglie dentro le istituzioni – ha concluso – perché solo cambiando il modo in cui progettiamo i servizi, e il modo in cui ascoltiamo le persone, potremo davvero costruire un welfare generativo, non più riparativo. Un welfare che non arriva tardi, ma che accompagna, previene, sostiene. Un welfare che aiuta a vivere.”

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